
Il tema del Baccanale 2009 è stata l'occasione per fare una piccola ricerca sulle radici, sulle tradizioni della gastronomia del territorio.
La cucina povera, a radicazione sociale, trova fondamento nelle contrade agricole e nei quartieri popolari delle città.
La cucina povera, ha la sua essenza nella fantasia del popolo, pochi ingredienti semplici provenienti dal territorio agricolo circostante, con abilità, innovazione ed ingegnosità vengono trasformati in piatti gustosi.
Ricette semplici, tramandate oralmente, di generazione in generazione arrivano ai giorni nostri; il dialetto è la lingua che si parla nella cucina povera; la parlata dialettale, ancora oggi, fornisce uno spunto per interpretare la cultura gastronomica della memoria.
Le arzdôre, le massaie di città, le donne che andavano a servizio nelle famiglie borghesi, parlavano il dialetto. Sono queste figure che hanno trasmesso il mito popolare della cucina.
Quindi il dialetto è il contesto espressivo con cui la cucina semplice si trasmette dalla campagna alla città, dalle famiglie dei quartieri popolari ai nuclei borghesi.
Il fiorire dei dizionari "Dialetto - Italiano" a cominciare dai primi del 1800 (il primo dizionario Bolognese - Italiano di Claudio Ferrari è datato 1830), è una esigenza della borghesia del tempo che vuole capire il volgo.
La gente dalle campagne si trasferisce in città, il popolino non impara l'italiano, ma è la gente delle città "i żivilèn" che cercano di imparare il dialetto.
Anche il Dizionario Imolese - Italiano (1837) di Giovanni Tozzoli, si colloca in questo contesto.
Il percorso culturale "dialetto in cucina" fornisce molti spunti, anche se oggi è molto difficile far capire il clima di quei tempi, dove tutto era scandito: dalle stagioni, dall'almanacco, dalle feste religiose, dal padrone, dalla chiesa, dai lavori in campagna.
"Cucina" ha tanti significati, preparazione delle vivande, stanza dove si fa un po' di tutto, ma soprattutto un tempo era il luogo dove la famiglia esprimeva tutta la sua dignità e rispettabilità. Anche se c'era poco da mangiare, tutti erano seduti attorno alla tavola, come a consumare un rito. Attorno al piatto appena scodellato dall'arzdôra, si creava un momento magico che dava valore alla vita, che attenuava le pene quotidiane.
In queste cucine misere, gli ingredienti erano veramente pochi, si creavano però piatti stupendi di grande nobiltà.
Quando la cultura industriale non aveva ancora preso il soppravvento, tutto profumava, i può dire che le fragranze della cucina contrassegnavano i giorni dell'anno, le medicine odoravano di siepi e di prati, la biancheria di bucato, il riscaldamento di legna, il lavoro di messi e prati tagliati, in un contesto di questo tipo, la cucina aveva una essenza diversa e più di ogni altra cosa non doveva stupire il commensale.
L'importanza del dialetto, omaggio a Giovanni Tozzoli
Il Dizionario di Giovanni Tozzoli, se vogliamo è un "attimo di cultura" per dire, che sono passati quasi 180 anni, ma è un passato che è ancora dietro casa e la cucina è il miglior modo per capire.
L'evento è anche una maniera per ricordare Don Tozzoli, un sacerdote, un educatore, un libro pensato per l'insegnamento del dialetto nelle scuole di Imola. Chi l'avrebbe mai detto!

